Ti ricordi  mamma? Ti racconto una storia.

Ti ricordi quei giorni e quelle notti da guerriera, tigre e agnello, nello stesso tempo?

TI ricordi le ali aperte e rotte ogni volta,

Erano  stropicciate e arrotolate malamente, ma erano pur sempre ali, non credi?

Ero in viaggio, e tu lo sai, perchè c’eri anche tu.

Sedevo nella mia camera di bambina a scrivere e a cantare e di tanto in tanto bussavi alla porta a commentare su questo e su quello.

Un giorno, entrasti e ti sedesti sul letto,

Avevi un groppo in gola . “Che bello. Sembra scritto per me” .

Vidi le tue lacrime, tinte di orgoglio e gonfie di amore.

Mi sentii , finalmente a casa. 

Un dolore intenso e una gioia intensa si assomigliano assai, mamma.

10 giorni prima della prima, improvvisamente, te ne andasti.

Io andai avanti, perche’ era l’ unica cosa da fare.

The show must go on, dicono.

Non hai nostalgia”, mi chiedono?

NO, NON HO NOSTALGIA!!

….mannaggia, forse si. Un pò.

Nostalgia e’ la voce di mia madre.

Verso le ultime recite, era quasi qui con noi.

9 mesi, successo di tutto, e sopravvissuta a tutto.

Si, un intenso dolore e una intensa gioia si rassomigliano, in qualche modo. C’ è in entrambi una sensazione di intimità, di sicurezza, di cura.

Mi sedevo mentre la sedia dondolava, una mano appoggiata sul tuo viso, e l’ altra a cercare il suo, dovunque.

E cantavo. Cantavo come se da qualche parte, nel tempo e nello spazio, poteste udirmi.

Continuavo a cantare, a raccontare storie.

Raccontavo e davanti a me scorrevano come in un film, le immagini di tutta una vita

Un anno dopo, alla destra del palco, il pubblico, le parole, i suoni , I colori sono i nostri, sono i miei.

Mio padre seduto sugli scogli che canta: “ Vivere , senza malinconia, vivere , vivere finche’ c’è  gioventu’ perchè la vita è bella e la voglio vivere sempre più”.

La stazione, i treni notturni pieni di sudore e di speranze,e tu sul binario che mi guardi stringendoti nella tua giacca nera.

Le valigie tirate su nella notte colle corde dalle finestre strette e alte del tuo paese adottivo.

Le tue manine strette nelle mie e insieme  in un  grande immenso tramonto africano.

La signora minuta e silenziosa che calma racconta di sua figlia e del suo salto nel vuoto;” Avevo pensato anche io di farla finita , ma avevo un’ altra figlia,e per lei, si, per lei contnuo a vivere”.

 Si, piccola signora mia, penso, che modo bellissimo di andare avanti con la vita. Qualunque sia. Spazio per il dolore, ma soprattutto per l’ amore.

Amore per lei, per te stessa, per la vita.

Eh, l’ amore.

Non hai nostalgia?” Mi chiedono.

No, non ho nostalgia. Beh, un po’ si.

Desiderio di tornare a casa?Beh, un po’ si.

Nelle mie orecchie, dalla mie labbra, esce scintillante: “Carissimo pinocchio”.

Nostalgia e’ la voce di mia madre. Casa e’ la voce di mia figlia.

Nella mia testa una confusione di storie e suoni, tempi e posti.

Alberi di ulivo diventano

file di pioppi, nuvole incasellate da finestre di soffitta, si muovono nell’ aria sul mare mediterraneo….

Io qui, mi sento a casa. O forse no.

Sentirsi a casa dovunque e in nessun posto. Forse quella e’ casa.

Non mi illudo: rimango sempre un po’ diversa, un po’ altro. Ma va bene.

Ho la mia voce, le  mie storie da raccontare.

Ora lo so. Ne sono consapevole.

Ho me stessa. Altro. Diversa. Ma sempre e comunque nuda

Ti ricordi  mamma?  QUESTA STORIA È PER TE. 

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