Il concetto di casa è una delle tematiche che mi hanno fatto compagnia da quando ricordo, insieme al concetto di connessione tra gli esseri umani (e in fondo non è strano perchè le due cose sono inscindibili e intimamente legate).

Casa è un concetto che, spinto da una forte pulsione interna, muove quasi tutto quello che faccio.

In più l`ambiente esterno ci mette il suo, ricordando, chiedendo, stimolando, in modo che la discussione interiore rimanga sempre attiva.

Casa. Dov’è la mia casa? Beh, potrei rispondere semplicemente, io vivo ad Amsterdam, e sono originaria di un paese della provincia di Bari, Bitonto.

Ma non è così semplice, la discussione si sposta su un secondo livello.

Amsterdam, l`Olanda in generale è la mia casa. Il posto dove, sostenuta e accudita, ho potuto realizzare i miei sogni, per quanto iperbolici e irreali fossero. Il posto dove ho vissuto la maggior parte della mia vita adulta. Il posto dove sempre e comunque vivo la mia dimensione reale e compiuta.

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Il posto dove, però, rimango comunque “apart”, cioè diversa.

Diversa può essere anche una cosa buona e giusta, in caso di artisticheria, anche un vantaggio, ma in generale, significa che non sarai mai una di loro, e va bene anche così, che per quanto li ami, non mi ci vedo proprio fully dutch.

Allora Bitonto, quella è la mia casa. Quella che compare in domande stagionali natalizie o estive del tipo: “Quando vai a casa?”.

.Un paese vuol dire non essere soli, è sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c`è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti.” dice Cesare Pavese.

Bitonto, la provincia di Bari in generale, è il posto dei miei ricordi più cari, della mia famiglia, dei miei amici di una vita. Il luogo dei posti del cuore ,di questo ne parliamo un`altra volta :-).

Il posto da cui prendo linfa vitale per essere quella che sono, il mio imprinting genetico, la maniera in cui mi esprimo verbalmente e non, il mio body language, il mio linguaggio più viscerale ed intimo.

“La terra, questa terra, me la porto nel cuore.

L`ulivo, contorto e tenace, con le radici piantate nella terra,e i rami protesi al cielo, sono io.

Il terreno arso e i frutti delicati, sono io.

La luce del sole che sbatte sulle chianche, gli scogli aguzzi, questa sono io.

Sul mio viso i tratti  di invasioni, occupazioni, guerra e pace, nella mia voce e nel mio accento, l`eco di migrazioni millenarie.”

Così scrivevo in “Musica per un attimo”, il mio primo show di theatermusica.

Ho casa fisica a Bitonto, una casa fortemente voluta, perchè quando è crollata la mia casa morale, mi “pareva brutto” rimanere… senza casa. Però da qui a sentirmi a casa lì, ce ne vuole.

Amo la terra, ma me la vivo da turista. Guardo, assaporo, godo, mi inebrio, ma in terza persona , come se fosse un altro viaggio, un posto da archiviare ogni volta.

Mi stupisco di fronte a tanta bellezza, mi siedo al Plancheto col naso in su ad ammirare il muro glorioso di fronte, e faccio una foto, che va ad aggiungersi alle migliaia che già posseggo. Come se non dovessi più tornarci. Si, così, da turista, eppure parlo , mi muovo, interagisco, conosco, da locale.

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L`ambiente circostante mi percepisce anche “anders”, diversa.

Dai complimenti sentiti per la carriera, ai silenzi detti e non detti sulla stessa, nel tipico andare che mescola orgoglio ad invidia sottocutanea, perchè non sempre si riesce a gioire, a considerare una vittoria , non quella di un individuo, ma di tutto un gruppo.

Dalla ironia e l`irritazione per il mio fare “forestiero” che pervade rapporti sociali trasversali, dagli amici di sempre alla manovalanza che ti costruisce casa, dalla famiglia allargata all`addetto culturale, al muro di gomma che si crea intorno alla mia persona ed al mio essere artista, il “nemo propheta in patria” che qui trova ancora una volta conferma.

Devo ammettere, il carico da briscola ce lo metto io, che ormai si è capito, do not belong, non appartengo e della non appartenenza, di questa schizofrenia del non essere a casa da nessuna parte e dovunque, ci scrivo, ci musico, ci teatro e ci canto. Cerco di curarla… cercando ulivi ad Amsterdam.

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E allora, il concetto di casa?

Un concetto da esplorare ancora una volta, ogni giorno, da vivere come un fardello, e come, ecco di nuovo il bipolarismo, un vantaggio, perchè così si cerca casa in persone, sensazioni, emozioni, dentro si sè insomma.

E se vorrete, nei prossimi articoli.

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