Lo chef viaggiatore Anthony Bourdain si è tolto la vita oggi. Un uomo di successo, coraggioso, aperto, sfrontato, in TV con la sua passione per il cibo.

Damn.

È un paio di mesi che mi colpiscono queste “morti volontarie”, insospettabili di ampia notorietà o più vicini alla mia cerchia di conoscenze.
Cominciò tutto con Avicii. Non sono una grande fan della musica da discoteca, avevo scoperto Wake me up mentre lavoravo ad uno show:

Een groene hart`s droom preview!

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Slået op af CarlaRegina/VoiceActually i 6. september 2016

 

Da la sua musica solare, easy, accattivante mi aveva attratto da subito.Questo ragazzo giovane,bello, all’ apice del successo, famoso in tutto il mondo, con una famiglia amorevole e un legame in divenire, ad un certo punto decide di farla finita.

Perche’?

Dopo di lui, in una situazione piu’ vicina a me, una persona normale, con una vita normale,decide anche lui di farla finita.

Perche’?

E l’ altro ieri, una famosa giornalista/scrittrice italiana, anche lei…basta. Oggi Bourdain.

Mi colpisce tutto ciò. Mi fa pensare.

Le parole chiave qui sono la maschera, la solitudine, il dolore che non va mai via.

La gente rimane stupita: “come fa uno che fa musica così allegra, a vivere e convivere con pensieri scuri?” Semplice, signori miei…va in giro con una maschera”.
“Come mai non ci avevano avvisati, non sapevano che potevano condividere le loro pene con noi?Anche qui, non e’difficile, signori miei, e ve lo spiego:
C’è un luogo, del non ritorno, che sembra lontano anni luce, mille miglia da tutto il resto del mondo.

E’ il luogo della solitudine, dell’essere e sentirti soli, anche in mezzo alla gente.

È in questo luogo che si sviluppano e si fortificano i demoni,come gli spiriti del passato, del futuro, dei presente di dickensiana memoria.
I traumi infantili mai risolti, che si sedimentano negli anni; i problemi di qualsiasi natura, che nel labirinto della solitudine si ingigantiscono e sembrano enormi: e il dolore.
Il dolore passato, presente, futuro, contingente o assoluto, motivato o semplicemente insopportabilmente enorme nel labirinto dei luoghi della solitudine.
Quando c’è quello, non guarda in faccia a nessuno. Successo o non successo, problemi risolvibili o no, niente.
Il dolore, il male di vivere, chiamatelo come mi pare, si alza dal letto con te, mangia con te, ride e scherza con gli amici con te, va al lavoro, e poi a letto con te.
Il dolore ti dice che quello che ti è successo ti sta bene, e’ colpa tua, non potrai risolverlo.
Il dolore ti dice che è inutile parlare, dei tuoi traumi, dei tuoi problemi, del dolore stesso, niente e nessuno verrà a salvarti dal buco nero, dal labirinto, la solitudine è l’ unica casa.
Il dolore si tacita solamente,se se ne ha il coraggio, spegnendosi volontariamente.

Ci vuole coraggio, sì, e voglia di smetterla per sempre, con questo dolore.

E, con lo stupore di tutti, gente al di sopra di ogni sospetto questo coraggio lo trova, lo trova perchè al di là delle maschere, non ne può più di soffrire.
Forse più sensibili, forse più fragili, tragicamente barricati dietro le maschere della forza, del successo, queste anime perse sono stanche di vagare, stanche di soffrire.
Il male di vivere e’ personale,intimo, è dentro di noi.
Alcuni di noi si costruiscono una maschera per andare avanti, altri palesano il loro stato d’animo al mondo esterno.
In entrambi i casi, dentro il dolore non vuole andare via. È lì. Unica compagnia possibile.
“SI STA
COME D’INVERNO
SUGLI ALBERI
LE FOGLIE” .

diceva il poeta, Io aggiungerei :

NUDI.

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